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Ricordi che non tramontano

Correva l’anno 1962 quando, all’età di quasi otto anni, iniziai a seguire il mondo del calcio. Il
periodo in cui allora vivevamo era foriero di belle speranze: eravamo in pieno boom economico e
l’Italia stava diventando una delle maggiori potenze industriali del mondo. L’aria che si respirava
era libera e gioiosa, soprattutto se vista con gli occhi e con il cuore di un bambino.
Dopo l’amara eliminazione della nostra Nazionale ai Mondiali del 1962, anche il nostro calcio
necessitava di una scossa che potesse metterlo in linea con la crescita del Paese. E la svolta arrivò
impetuosa come un uragano: una squadra di autentici marziani sbarcò nel firmamento del calcio
italiano. Stiamo parlando di quella squadra che è ricordata con l’appellativo di “Grande Inter” e che
si stabilì ai vertici del calcio nazionale, europeo e mondiale dal 1962 al 1967. A onor del vero,
anche il Milan fece la sua parte, con la conquista della sua prima Coppa dei Campioni nel 1963.
Io mi innamorai dell’Inter in maniera quasi naturale: sembrava proprio che i gloriosi colori
nerazzurri facessero parte del mio DNA. Le grandi vittorie iniziarono nella stagione 1962-63 con
l’ottavo scudetto per l’Inter, il primo della presidenza del grande Angelo Moratti.
La stagione dopo (1963-64) l’Inter si laureò campione d’Europa conquistando al Prater di Vienna la
prima Coppa dei Campioni della sua storia sconfiggendo il grande Real Madrid di Di Stefano e
Puskas con il punteggio di 3-1. Ho ancora presente le immagini di quella fantastica notte. I tre gol
segnati dall’Inter rimangono indelebili ricordi che il passare del tempo non ha scalfito. Mi sembrava
di sognare: la mia squadra del cuore era arrivata sul tetto d’Europa!
Quello stesso anno, a settembre, arrivò anche il titolo di campione del mondo con la conquista della
Coppa Intercontinentale ottenuta contro gli argentini dell’Independiente, al termine di tre epiche

battaglie. Avremmo meritato anche lo scudetto, ma esso ci sfuggì nello spareggio contro il Bologna,
per ragioni su cui è meglio sorvolare.
La stagione 1964-65 fu la più gloriosa. L’Inter trionfò in tutte e tre le competizioni: campionato
nazionale, coppa dei campioni, coppa intercontinentale. La conquista dello scudetto fu memorabile:
alla seconda giornata del girone di ritorno ci trovavamo al secondo posto, ma distanziati nei
confronti di un ottimo Milan di ben sette punti. A quel punto pochissimi tifosi interisti
scommettevano su una possibile rimonta. Io, però, ne ero convinto. Mi ricordo che, fra noi
ragazzini, ero l’unico che dava quasi per certa la possibilità di un’impresa storica. E questa si
verificò. L’Inter inanellò una serie impressionante di risultati. Il distacco dal Milan si assottigliava
giornata dopo giornata fino a quando ci fu l’aggancio e poi il sorpasso. A fine campionato
precedemmo i cugini di 3 punti e riconquistammo lo scudetto che ci era immeritatamente sfuggito
l’anno prima.
Trionfale fu anche la Coppa dei Campioni, dove bissammo il successo dell’anno precedente e ci
confermammo campioni d’Europa. Mitica fu la partita di ritorno della semifinale contro gli inglesi
del Liverpool. Sconfitti sorprendentemente all’andata in Inghilterra per 3-1, ribaltammo il risultato
al ritorno con una prestazione passata alla storia. Fu un 3-0 senza discussioni, che umiliò gli inglesi,
già convinti della qualificazione. In finale, poi, liquidammo, con il punteggio di 1-0, l’ottimo
Benfica del grande Eusebio in una partita rovinata da un acquazzone che rese il prato di San Siro
(sede della finale) ai limiti della praticabilità. A settembre dello stesso anno ci riconfermammo
campioni del mondo superando, nella Coppa Intercontinentale, i medesimi avversari dell’anno
precedente. In questo caso bastarono due partite per regolare gli argentini dell’Independiente: 3-0 a
Milano e 0-0 a Buenos Aires. Eravamo ancora sul tetto del mondo e avevamo trionfato in tutte tre le
competizioni maggiori. L’Inter non aveva rivali!
Io vivevo tutto questo attraverso le radiocronache di “Tutto il calcio minuto per minuto”, la partita
di campionato trasmessa in differita tv alla domenica sera, le immagini e i commenti della
Domenica Sportiva, le partite di Coppa dei Campioni e di Coppa Intercontinentale, trasmesse in
televisione o ascoltate alla radio e che io seguivo con il fiato sospeso. Mi abbonai anche alla rivista
mensile “Inter Football Club”, che per me rappresentava l’apertura di una finestra su un mondo
magico.
La stagione successiva, 1965-66, non si rivelò, purtroppo, altrettanto trionfale come le due
precedenti. Se in Campionato l’Inter riconfermò la propria supremazia, in Coppa dei Campioni le
cose non andarono per il verso giusto. Lo scudetto arrivò quasi per forza d’inerzia, tanto era la
supremazia dell’Inter nei confronti delle altre compagini. In Coppa dei campioni, come già
accennato, le cose andarono diversamente. Partiti giustamente con il favore del pronostico, dopo
aver superato senza eccessivi problemi gli ottavi e i quarti di finale, fummo eliminati in semifinale
dal Real Madrid, seppure per un solo gol di differenza. La delusione che provai fu tanta, ma fu
presto superata dalla conquista matematica dello scudetto, che fu ottenuta qualche giorno dopo.
1 – continua

Roberto Lombardo

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